La legge di natura

Gaetano Tufano, La ricerca dell’Eternità

“La condizione di esistenza di ogni essere vivente è la morte di un altro essere. Questa evidenza originaria impone una pesantissima ipoteca sul pacifico svolgimento della vita sulla Terra. È una diretta conseguenza di questo iniquo vincolo che i rapporti tra esseri viventi siano innanzitutto determinati dalla specie di appartenenza e, in particolare, dalla posizione che le specie occupano nella catena alimentare. Un lupo e un agnello non potranno mai essere amici, a meno che non vi sia una tale disponibilità di cibo da non far mai venire in mente al lupo che il suo amico alla bisogna si possa trasformare in una succulenta bistecca.

Persino tra individui della stessa specie, il presupposto principale della non belligeranza è costituito dalla disponibilità di cibo, la garanzia della sopravvivenza, ma poiché sopravvivenza per un individuo vuol dire morte di altri individui, la pacifica coesistenza nel mondo animale è definitivamente preclusa.

Per gli esseri umani valgono le medesime leggi naturali. Le loro relazioni sono ulteriormente sofisticate da bisogni secondari che si aggiungono a quelli primari. Gli esseri umani, nel tempo hanno quasi del tutto risolto il problema dei bisogni primari, dei cosiddetti bisogni anelastici, essenzialmente a spese del restante regno animale e dell’intero regno vegetale.

Questo è lo scenario, questo il mondo in cui siamo gettati, un’arena insensata e crudele, un iniquo mattatoio. Le leggi naturali sono dunque spietate e mettono a dura prova qualsiasi tentativo di convivenza pacifica. A questo punto dobbiamo veramente augurarci che questo nostro mondo e le sue crude leggi siano frutto del bieco e irresponsabile caso, perché se così non fosse bisognerebbe conseguirne che il suo creatore sia dotato di un insaziabile sadismo.

A noi che ci troviamo ingabbiati in questa stolta dimora restano poche scelte. Possiamo accettare l’evidenza dei fatti senza opporci e comportarsi di conseguenza cercando il predominio assoluto su tutto e su tutti. Oppure possiamo decidere di rifiutare le inique leggi naturali e cercare di contrastarle fino a ribaltarle.

Nel primo caso la vita diventa una continua lotta senza quartiere, vince il più forte, il più astuto, ma un giorno il vincitore diventerà debole e sarà a sua volta sopraffatto.

Nel secondo caso bisogna scegliere di obbedire a norme che garantiscano il diritto alla vita di tutti, disconoscendo il predominio sugli altri e la sopraffazione quali metodi razionalmente validi per conseguire l’obiettivo di sopravvivere. Il principio guida dovrebbe essere: garantire la vita agli altri equivale a garantirla a me stesso.

Temo che tutte le strade intermedie tra questi due estremi siano palesemente delle menzogne ispirate da ipocrisia.”

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