Dialogo sulla fede

“Buongiorno.” “Buongiorno a lei, figliolo.” Disse, ansimando, l’anziano sacerdote. “Si è perduto?” “No, cercavo proprio lei. Tempo fa, mi hanno detto che lei vive qui isolato dal mondo, sono venuto più volte fin quassù, ma non ho mai trovato il suo casolare prima d’ora. Desidero portarle la parola di Dio.” “Mi spiace che abbia fatto tanta fatica e mi dispiace deluderla, sono un ateo impenitente.” “Proprio per questo sono qui, a nessuno deve mancare il conforto dell’amore che Dio nutre per tutte le sue creature.” Respirò profondamente, Lupo. Il prete sembrava una brava persona ed era molto anziano. Non era il caso di essere scortese. “Ancora una volta mi spiace deluderla, ma temo di non aver bisogno di alcun conforto. Ma la prego si accomodi, si riposi, salire fin quassù con il suo abito talare nero deve essere stato molto faticoso. Non ho molto da offrirle, ma sarò lieto di dividere con lei dell’acqua e della frutta.” “Grazie, accetto volentieri dell’acqua. Come è possibile? Come può un uomo da solo sopportare le sofferenze, la malattia, il lutto?” “Lei ha ragione, i mali di cui lei parla sono insopportabili. Sono laceranti, nessuno dovrebbe soffrire così.” “E Dio misericordioso non lo vuole, ha promesso ai suoi discepoli di non lasciarli mai soli. Capisco bene che chiunque di fronte a questi mali si senta confuso, disorientato e senta forte il bisogno che qualcuno ci stia vicino e che provi compassione per noi. Il Signore è vicino ai suoi discepoli e li sostiene inviando loro lo Spirito Consolatore che ci aiuta e conforta. Noi non siamo soli. “Buon uomo, non pensa che se il suo buon dio avesse voluto salvaguardarci dal male, l’avrebbe fatto, non avrebbe aspettato che fossimo noi a chiederglielo? Oltre tutto dalla vostra stessa Bibbia risulta che sia stato lui stesso a «fare il bene e provocare la sciagura»” “Lei parla dell’Antico Testamento, ma poi Dio ha mandato suo figlio per redimerci dal peccato originale e attraverso lui ha sofferto le nostre sofferenze. Il Vangelo testimonia che quando Gesù vide piangere Maria per la morte del fratello Lazzaro, colpito da profonda commozione, non poté trattenere le lacrime e scoppiò in pianto.” “Vede buon uomo, il suo modo di intendere la Bibbia e i vangeli, per quanto mi risulta è solo una fra le tante interpretazione esistenti e per quanto ne so io è tra le meno convincenti dal punto di vista storico e da quello filosofico. Ma la prego non mi faccia dire altro, non desidero entrare in questa sterile discussione. Piuttosto, prenda della frutta, la coltivo io stesso è priva di qualsiasi pesticida ed è molto buona.” “Va bene, la ringrazio. Lei mi sembra una persona buona e di buon senso, come può non avvertire la presenza del mistero che ci avvolge? La sola ragione non è sufficiente a spiegare tutto, non pensa che qualcosa debba pur esistere al di là delle cose conosciute?” “Avverto prepotentemente il mistero che ci circonda e ci pervade fin dentro le ossa, tutto è mistero, lo so bene. So bene che tutta la conoscenza umana è misera cosa rispetto a quanto rimane da capire. Soprattutto da quando vivo qui, immerso totalmente nella natura, sperimento il mistero della vita che nasce, che si rinnova. Di notte, quando il cielo nero è punteggiato da miriadi di occhi che ti guardano, ti osservano e ti tengono compagnia, senti nei boschi tutt’intorno palpitare la vita, senti infiniti rumori, infiniti respiri, avverti chiaramente ansimare sommessamente la volontà di vita, forte preponderante. Altre volte la senti esplodere e gridare piena di vigore. Di giorno, puoi osservare le pianticelle crescere, se stai attento vedi le foglie spuntare lenta-mente, timidamente, vedi il bosco trasformarsi, ogni giorno diverso dal precedente e mutare profondamente con il mutare delle stagioni. E dentro di me? Avverto vortici infiniti di sensazioni, miscugli indistinguibili di sentimenti e pensieri. Indissolubili visioni non comprensibili. E di tutto questo io non ne conosco l’origine, non ne conosco il fine, non ne comprendo la ragione. Non comprendo quale volontà sostanzi tutto questo. Questo per me è il mistero, e lo avverto in tutta la sua drammaticità, in tutta la sua urgenza, in tutta la sua smisurata dimensione per me e per tutte le creature di questa terra. E questo mistero lascia aperto un baratro infinito e io non so come colmarlo, ma, caro signore, oggi le risposte delle religioni suonano ancora più incomprensibili del mistero che vogliono spiegare. Ed io non sono disposto a riempirlo con vuote parole, non sono disposto a sostituirlo con un altro mistero, spostando semplicemente il problema. Preferisco, caro signore, lasciare che questo mistero agisca intorno a me e dentro di me con tutto il suo oscuro fascino. Da bambino avevo paura del buio, ora sono cresciuto e la paura è stata sostituita dalla curiosità.” Lupo si fermò di colpo e il silenzio cadde tra di loro, il suono delle sue ultime parole riecheggiò a lungo nei loro pensieri, poi lentamente si trasformò nei suoni della natura, nel cinguettio degli uccelli, nel frinire delle cicale in lontananza, nel frusciare delle foglie mosse dal vento. L’anziano prete, cercava nel suo repertorio altre parole, altri argomenti, desiderava forse parlargli del dono della fede, ma osservò Lupo, si rese conto che i suoi occhi guardavano lontano e sul suo volto scorse un leggero sorriso e capì che non lo avrebbe ascoltato, non lo avrebbe compreso, che i suoi pensieri stavano già veleggiando verso azzurre e inviolate lontananze. La mattina successiva Lupo, come spesso faceva, camminava lungo il crinale della sua collina immerso nei suoi pensieri. Troppo tardi si accorse che un lupo gli si parava davanti. Era un bell’esemplare, fiero e solitario. Si fermò Lupo dapprima spaventato, ma subito dopo fu ammirato dalla bellezza dell’animale. Anche il lupo si fermò per capire le intenzioni di Lupo, ma comprese subito che nulla aveva da temere e rimase a fissarlo. A lungo si guardarono Lupo e il suo animale preferito. Poi il lupo piegò la testa e continuò la sua strada, sorrise Lupo e fu contento di quell’incontro e pensò che da oggi non sarebbe stato più solo e questo pensiero gli rallegrò la giornata.

Gaetano Tufano, La ricerca dell’eternità

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