L’invenzione dei martiri cristiani: Santa Barbara

Di Ivano Rho

La leggenda narra che Santa Barbara era figlia di un ricco pagano che si chiamava Dioscuro e che costui l’aveva rinchiusa in una torre per sottrarla ai tanti pretendenti. La fanciulla, che si era già consacrata a Cristo e non aveva alcuna intenzione di sposarsi, approfittò di una piscina nei pressi della torre per battezzarsi da sola. Poi ordinò che nella torre, accanto alle due finestre già esistenti, se ne aprisse una terza per simboleggiare la Santissima Trinità. Il padre capì immediatamente il simbolismo delle tre finestre e per questo decise di ucciderla ma la fanciulla riuscì miracolosamente a fuggire passando attraverso le pareti della torre. La sua fuga non durò molto perché un pastore, scoperto il nascondiglio, lo rivelò al padre; e a poco servì che il Signore lo punisse trasformando le sue pecore in scarabei. Catturata, Barbara venne condotta davanti al prefetto Marciano che , dopo aver inutilmente tentato di farla abiurare, ordinò di torturarla rivestendola di panni rozzi e ruvidi che le provocarono ferite in tutto il corpo. Ma durante la notte, un angelo le apparve in carcere risanandola. Il giorno seguente il prefetto la fece straziare da piastre di ferro roventi. Fallita anche questa tortura, Barbara e una certa Giuliana, catturata nel frattempo perché si era confessata cristiana mentre assisteva alle torture della fanciulla, furono sottoposte al supplizio delle fiamme accese ai loro fianchi. Ma nemmeno queste riuscirono a domare Barbara; sicché il prefetto ordinò di trascinarla nuda per le vie della città flagellandola. Ed ecco l’ultimo prodigio: il Signore, ascoltando le preghiere della martire, oscura il cielo con nuvole nere e la terra con una fitta nebbia per impedire a chiunque di vederla. Alla fine Marciano condannò la giovinetta alla decapitazione che fu eseguita addirittura da suo padre. Non l’avesse mai fatto! Mentre tornava a casa dopo l’assassinio, un fulmine a ciel sereno lo colpì incenerendolo completamente. A questa leggenda si è ispirata tutta l’iconografia che la rappresenta con una torre in mano, come ad esempio nel quadro della cerchia del Botticelli, custodito nella Pinacoteca di Lucca, o con la torre alle spalle e una pisside in mano. Il patronato contro la morte cattiva e improvvisa allude a quella del padre, e anche le “Confraternite della buona morte” l’hanno sempre avuta come patrona. Il fulmine vendicatore ha ispirato anche il suo patronato contro le folgori. Dopo la scoperta della polvere da sparo, che riuniva in sé la potenza del lampo e del fulmine, diventò anche la patrona dei lanzichenecchi, che portavano gli archibugi, degli artificieri, minatori e artiglieri. Ha infine ispirato il nome del deposito delle munizioni che si chiama “santabarbara”. La reliquia del cranio era custodita, prima in un busto di legno poi in uno di metallo, nella chiesa di S. Barbara dei Librari. Con la soppressione della parrocchia di S. Barbara, avvenuta il 15 settembre 1594, l’insigne reliquia fu portata a San Lorenzo in Damaso. Il Diario Romano (1926) indica a S. Maria in Traspontina, nell’altare a lei dedicato, un frammento di un braccio. Alcune reliquie non insigni di S. Barbara sono conservate, in un cofanetto del XII secolo, nel Tesoro di S. Giovanni in Laterano e altre sparse un po’ ovunque. La Santa è ricordata e santificata il 4 Dicembre in tutte le caserme dei Vigili del Fuoco.

Ivano Rho

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3 comments

  1. Fantastco farla patrona della polvera da sparo che … non era stata ancora inventata (e scoperta). Forse è questo il vero “miracolo”! Ah-ah-ah..

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