L’idea di dio in Albert Einstein

Esiste molta disinformazione sulla concezione einsteiniana riguardante dio e la religione. Molti credenti sono convinti, per il proliferare di frasi e motti senza riscontri  attribuiti ad Einstein, che il grande scienziato sia stato un sostenitore della trascendenza divina. Ma proviamo ad indagare sui suoi stessi testi. La sua concezione al riguardo è espressa nell’opera “Come io vedo il mondo”. Nel secondo capitolo, intitolato “Religione e scienza” così si esprime lo scienziato: “Non posso immaginarmi un Dio  che ricompensa e che  punisce l’oggetto della sua creazione… Non voglio e non posso figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli per paura e per egoismo ridicolo,  si nutrono di simili idee” ” Albert Einstein, Come io vedo il mondo, Newton Compton Editori , Roma 1976, p. 23. E’ evidente da questo passo che Einstein rifiuta il concetto della mortalità personale, caposaldo del teismo. Nella pagina successiva prosegue affermando che “Nell’uomo primitivo è in primo luogo la paura che suscita l’idea religiosa; paura della fame, delle bestie feroci, delle malattie, della morte”. Quindi, per Einstein,  l’idea religiosa non dipende da una presunta rivelazione, ma è connessa alle limitazioni naturali dell’uomo e abilmente sfruttata dalla “casta sacerdotale” che assurge a posizione dominante nella società spacciandosi come intermediaria tra presunte forze divine e il popolo. Le divinità sono considerate da Einstein come proiezioni umane, legate alle aspirazioni e ai sentimenti degli uomini. Con l’evoluzione storica le religioni del terrore tendono a diventare delle religioni morali, incarnando l’ethos di un popolo. Ma tutte le religioni, secondo lo scienziato, hanno la comune tendenza ad antropomorfizzare le proprie proiezioni religiose.  Einstein prende le distanze da questa antropomorfizzazione religiosa e nega risolutamente il teismo come ogni forma di trascendenza per affermare sì un sentimento religioso ma di tipo “cosmico”. Einstein in sostanza sente il mistero dell’universo, ma nega la personalità, la volontà e la trascendenza divina, caratteristiche fondamentali del teismo e delle religioni monoteistiche. Quindi se proprio vogliamo vedere una divinità in lui , questa coincide con la stessa natura, con la totalità dell’universo. Una visione molto simile al “Deus sive nature” di Baruch Spinoza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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