L’esigenza della costruzione di una morale non religiosa

Un altro passo avanti che l’ateismo dovrebbe a nostro avviso fare è di abbandonare la semplice posizione critica e cercare di passare ad una fase costruttiva. Tale fase costruttiva, a nostro modo di vedere passa dalla necessità di fondare una morale. Le enormi difficoltà di tale compito sono immediatamente visibili. Questa morale non potrà appoggiarsi su alcun assoluto, giacché con il tramonto di Dio tramonta l’unico possibile assoluto ipotizzabile. E non è tutto, l’importanza di Dio nell’etica è fondamentale perché fornisce una finalità precisa cui riferirsi. Come è possibile immaginare un’etica universalmente condivisibile se viene a mancare il comune accordo sul significato e sulla finalità ultima della nostra esistenza? E senza un Dio rivelatore viene proprio meno il faro verso cui dirigersi, e ci ritroviamo in una buia notte in balia delle onde, allora proviamo a guardare sconosciute carte nautiche, ma nulla ci dice quali terre offrano porti sicuri e neppure possiamo sapere se esistano porti sicuri. Ed è questa l’angosciosa condizione in cui l’uomo contemporaneo viene a trovarsi, la Terra è il nostro vascello e il mare è l’universo di stelle in cui ci muoviamo. Però, chi si dovesse trovare col suo battello in mare, in balia delle tempeste, pur con tutti i dubbi sul significato e sulla destinazione del suo viaggio, non vuole immediatamente perire, ma desidera salvarsi dalle onde minacciose per aver poi tempo per orientarsi e decidere sul da farsi e allora si adopera per impartire ordini e stabilire comportamenti utili allo scopo. Così anche noi dovremmo impegnarci per fissare norme etiche a salvaguardia della nostra sicurezza.
Per tornare al punto, non è certo questo il luogo per affrontare con i dovuti modi un compito del genere, ma qualche considerazione riteniamo di doverla fare. Innanzitutto come prima osservazione, riteniamo che una diretta conseguenza della fine dell’impero della morale cristiana nel mondo occidentale, che considera l’uomo al centro della finalità dell’intero universo, debba essere l’abbandono di questa concezione antropocentrica. La sfida che oggi ci troviamo davanti è una nuova rivoluzione copernicana, che ci vedrà perdere la centralità di cui abbiamo indebitamente abusato a favore di un bio-sistema di cui siamo parte e che condividiamo con le altre specie. Di conseguenza, l’ambito di azione della nuova morale dovrebbe comprendere la vita e l’ambiente nella sua totalità. Occorrerà quindi pensare alla Terra stessa come un tutt’uno, come alla condizione necessaria per la sopravvivenza di tutte le specie che la abitano. La morale infine potrebbe avere come propria finalità, in mancanza di impossibili teleologie metafisiche e religiose, l’obbligo di perpetuazione delle specie viventi e la salvaguardia dell’ambiente che esse abitano.
Il filosofo inglese Derek Parfit nel suo “Ragioni e persone afferma che “La credenza in Dio, o in più dei ha impedito il libero sviluppo del ragionamento morale” ed è per questo motivo che oggi “l’etica non religiosa si trova ad uno stadio alquanto primitivo”. Ci sentiamo di sottoscrivere pienamente questa riflessione e aggiungeremmo che l’azione conservatrice della religione in tutte le sfere della cultura si è, per ovvie ragioni, maggiormente esplicata, nelle aree di maggiore sovrapposizione tra le differenti visioni, quella religiosa e quella laica, e l’etica è senza ombra di dubbio area di pressoché totale sovrapposizione.

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