Le ragioni di una critica al cristianesimo

Le ragioni di una critica al cristianesimo

Alcune premesse sono d’obbligo. Innanzitutto desideriamo sottolineare che, secondo la nostra concezione gnoseologica, riluttante al trascendimento dell’esperienza ed alle categorie ontologiche della vecchia metafisica, mette capo ad una posizione che intende l’ateismo non come dottrina dogmatica, ma come metodo.
L’ateismo inteso come metodo e non come dottrina, sospende il giudizio sulla questione dell’esistenza di un creatore, perché ritiene tale materia fuori dall’ambito conoscitivo. Se questo è vero di conseguenza tentare di parlarne ci espone a insormontabili difficoltà di ordine metafisico. Ma ancora di più, riteniamo non sia possibile fondare sulla presunta esistenza di un dio alcuna etica perché per farlo non solo dovremmo essere in grado di dimostrarne l’esistenza, ma anche di determinarne la volontà da cui poi potrebbero derivare le nostre finalità. Da qui la conclusione che l’argomento dell’esistenza di Dio diventi un fatto poco rilevante.
Si pone a questo punto un altro ordine di problema che attiene alla libertà di ciascuno di pensarla diversamente nonostante le verità apodittiche vantate dalla controparte. Il nostro approccio non dogmatico garantisce ad ognuno la libertà di pensarla secondo la propria intelligenza, secondo il proprio modo di sentire su tale materia. Per contro reclamiamo per atei ed agnostici il diritto a non subire in alcun modo la preponderante cultura cattolica in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue manifestazioni.
Occorre forse ricordare quale influenza ha la cultura cattolica sulla morale? E quale percezione negativa si dà di se stessi se ci si allontana da tale morale? Senza parlare poi dell’influenza che la Santa Romana Chiesa ha e cerca di avere sulla vita politica e sociale del nostro paese. Per non dimenticare, infine, l’influenza che la Chiesa ha e cerca di avere sulla ricerca scientifica. Non desideriamo però qui parlare di casi ed esempi, non è questo il punto. Viene qui affermato solamente il principio che su questioni morali, sociali, politiche e scientifiche non è possibile riconoscere alla Santa Romana Chiesa alcun diritto, né alcuna autorità. Ed il motivo per cui non è possibile riconoscerle tale diritto e tale autorità sta nel fatto che riteniamo del tutto insostenibili i suoi fondamenti filosofici, e forse ancora più determinante, i suoi fondamenti storici. In particolare, dal punto di vista storiografico, una delle nostre convinzioni riguarda l’estrema labilità della storicità di Gesù, che di conseguenza, come affermato persino da Ratzinger nel suo “Gesù di Nazareth”, una volta crollato il fondamento storico di Gesù Cristo “la fede cristiana in quanto tale sarebbe eliminata e trasformata in un’altra religione”. Ne deriva dunque che, non avendo la Chiesa fondamenta storiche su cui poggiarsi, la sua stessa autorità morale viene inficiata e di conseguenza perde qualsiasi diritto di influenzare la vita degli uomini. Detto questo, se vi è chi, nonostante le evidenti difficoltà di ricondurre la Chiesa ad un Dio per mezzo del suo inesistente figlio, voglia continuare a “credere” e ad avere fede in non “si sa più in che cosa”, ebbene nessuno vuole né deve impedirlo. Come affermato da Giulio Giorello in “Senza Dio”: “Esigere che la società sia aperta a ogni realtà religiosa (purché quest’ultima rispetti il vincolo dell’assenza di danno ad altri) non implica tuttavia autorizzare quel Dio a devastare impunemente le nostre esistenze”.

II

Vi sono, infine, argomentazioni a favore della religione che le attribuiscono un ruolo complementare alla scienza: la scienza sarebbe in grado di dire cosa, come, quanto, quando, ma non il perché; la religione aggiungerebbe il prezioso perché. A tale proposito si desidera far notare la capziosità di tale argomentazione, che ne denuncia l’intrinseca debolezza: se è vero che la scienza non ha verità ultime e definitive, non per questo è detto che le abbia la religione e neppure è detto che ve ne siano o che sia possibile trovarle. Oltretutto si fa finta di dimenticare che questo è il ruolo principe dalla filosofia.
Bisogna sempre avere fermo in mente il pensiero che prima di tutto la religione deve essere in grado di dimostrare che possiede la verità, senza la quale è immediatamente messa fuori gioco. Quando si segue una debole fiammella in una fitta e buia foresta, piena di pericoli è facile cedere alla tentazione di seguire una voce che si dimostra sicura di sé senza chiedersi se facciamo bene a fidarci, ma se non ci facciamo qualche domanda, se non usiamo il nostro pensiero critico, rischiamo di seguire la persona sbagliata, di raggiungere un luogo diverso da quello desiderato, di fare una strada che noi non avremmo scelto se fossimo stati noi a dover scegliere.

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