La ricerca storica su Gesù

La ricerca storica su Gesù

La ricerca storica su Gesù inizia con la forte propensione alla critica razionale dell’Illuminismo, essenzialmente ad opera di Herman Samuel Reimarus che, nella sua “Apologia degli adoratori razionali di Dio”, sostenne che la nascita del cristianesimo si basa su un falso storico. Secondo Reimarus Gesù riteneva di avere uno scopo politico, di essere il messia liberatore degli ebrei dal dominio romano; dopo la sua morte, segno del fallimento della sua missione, i discepoli avrebbero rubato il suo cadavere, inventato l’annuncio della sua risurrezione e creato una nuova religione. Altri importanti autori facenti parte di quella che poi fu denominata “First Quest” (Prima Ricerca), furono David Friedrich Strauss (1808 – 1878), Bruno Bauer (1809 – 1882), Ernest Renan, fino a William Wrede (1859 – 1906). Significativa ci sembra la posizione di Albert Schweitzer che notò come le varie biografie di Gesù altro non fossero che il riflesso degli autori stessi.Tra il 1950 e il 1980 si posiziona invece quella che viene identificata come “Second Quest” (Seconda Ricerca), iniziata ad opera di Ernst Käsemann. Käsemann in contrasto con il suo maestro Rudolf Bultmann, che era giunto a negare ogni possibilità di ricostruzione storica della figura di Gesù, nel suo articolo “Das Problem des historischen Jesu” si domanda perché la Chiesa primitiva avrebbe scritto i vangeli se non fosse stata interessata alla storia di Gesù. Egli ammette che i vangeli non siano opere storiche, ma li considera comunque necessariamente rapportati ad una figura storica.
Infine a partire dalla metà degli anni ’80 viene avviata, ed è tuttora, inizi del XXI secolo, attiva, la cosiddetta Third Quest (Terza Ricerca) di cui tra i maggiori rappresentanti citiamo J. P. Meier che inizia il suo “Un ebreo marginale” affermando che “Il Gesù storico non è il Gesù reale. Il Gesù reale non è il Gesù storico». E dopo aver distinto tra un irraggiungibile “Gesù reale” e il Gesù ricostruito seguendo la sua metodologia storica afferma: “…i risultati non pretendono di offrire né un sostituto né l’oggetto della fede. Per il momento, prescindiamo dalla fede, senza negarla. In seguito una correlazione tra la nostra ricerca storiografica e l’atteggiamento di fede può essere possibile, ma questo va al di là del principale e modesto scopo di questo libro”. Il modesto libro di cui parla Meier conta, nella traduzione italiana, oltre 3.200 pagine.
Riepilogando, a noi appare evidente che se nonostante gli immani sforzi messi in atto per recuperare la verità storica di Gesù, questa non si palesi, si possa davvero parlare di inutile accanimento terapeutico. Si consideri che persino il papa emerito Ratzinger nel suo “Gesù di Nazareth”, tra le indicazioni metodologiche che fornisce al lettore come via per arrivare al Gesù storico, ammette, pur nella sua omiletica missione, che deve ricorrere, per mezzo della sua fiducia (e ci mancherebbe altro), ai vangeli. Occorre infine notare che perdendosi nel sovrumano lavoro della ricerca storica si rischia di dimenticare che quand’anche si trovasse la figura storica che ha originato i vangeli, occorre dimostrare quale fosse il suo reale pensiero e ancora (compito nel vero senso della parola sovrumano), che egli sia davvero il Dio fatto uomo voluto dalla tradizione cristiana. Che non sia stato semplicemente un uomo, un profeta come voluto da alcune interpretazioni, o l’Eone dello gnosticismo come narrato nel vangelo di Giuda, o un rivoluzionario zelota come alcuni lo hanno visto, un mito (ipotesi mitista), e molto altro ancora. Tutto il resto è fede.

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