La ricerca dell’eternità – Volo in solitaria

               Volo in solitaria

 

Il poeta è simile al principe dei nembi,

che vive fra le tempeste e si ride dell’arciere;

esiliato su la terra fra grida di scherno,

le ali di gigante gl’impediscono di camminare.

 L’albatro, Charles Baudelaire

 

Finalmente arrivò il giorno in cui Lupo, emozionato come un bambino, si ritrovò tra le mani la sua licenza di pilota privato, e per festeggiare l’avvenimento, si diresse verso il piccolo aeroporto a nord di Harare per il suo primo volo in solitaria.

Come da manuale, il novello pilota, eseguì scrupolosamente tutti i controlli esterni, lanciò un rapido sguardo verso il cielo terso e di un azzurro intenso. Pensieroso salì a bordo, si sistemò accuratamente e fissò la lunga pista davanti a sé. Un respiro profondo e avvio il motore. Lentamente si portò sul punto attesa all’inizio della pista. Inserì una tacca di flaps, si assicurò di avere il vento in prua e infine fece i controlli interni di rito. Tutto era in ordine. A questo punto cominciò ad avvertire una leggera sudorazione, mentre l’adrenalina in circolo gli faceva aumentare a mille i battiti del cuore. Si sforzò di mantenere la calma e la concentrazione. Come da manuale, cercò un punto di riferimento lontano su cui puntare la sua rincorsa verso il cielo e, respirato a pieni polmoni ancora una volta, spinse la manetta a fondo corsa.

Le lancette degli strumenti iniziarono a roteare, il cuore salì in gola, la velocità aumentava rapidamente, e prima di quanto potesse pensare il piccolo aereo era pronto per spiccare il suo volo. Lupo, con determinazione tirò a sé la cloche e il suo cavallo tonante si alzò in volo. Il pilota allora ritrasse i flaps per offrire minore resistenza e pochi minuti dopo si trovò a quota di sicurezza.

L’emozione di sorvolare la Terra, l’Africa era unica e indescrivibile. Sotto di lui scorreva il verde Zimbabwe. Ogni tanto avvistava qualche piccolo lago, delle boscaglie e tanti campi coltivati e suddivisi in maniera ordinata.

Lupo ora aveva riacquistato la calma, il suo sguardo si spostava continuamente tra il cielo sopra di lui, la terra sotto di lui e gli strumenti da tenere sotto controllo. Si assicurava che l’anemometro mostrasse la velocità di crociera prevista di circa 130 miglia orarie, verificava l’allineamento del muso dell’aereo con l’orizzonte artificiale e che le ali non fossero inclinate né a destra né a sinistra, che l’altimetro rimanesse a una quota di circa 8000 piedi, e la girobussola indicasse la direzione nord-ovest stabilita, ma soprattutto cercava di tenere l’aero allineato mantenendo tre dita di terra sotto la linea dell’orizzonte rispetto al cruscotto.

La sensazione di essere in volo da solo, sopra questo strano mondo, rappresentava al meglio il modo in cui in tutta la sua vita si era sentito.

Le cose sono inafferrabili, scappano via. Tu sorvoli, non puoi immergerti nelle cose, è pericoloso. È pericoloso restare, è pericoloso andare, è pericoloso tornare. Tutto è lontano, tutti sono assenti. Senti un gran rumore, è la vita che fa rumore, e tu hai bisogno del rumore per vivere. Ogni tanto arrivano voci metalliche, brevi messaggi, a volte poco comprensibili. Sei equidistante tra cielo e terra, sempre pericolosamente sospeso. Solo su te stesso puoi veramente contare. La direzione spesso non conta. Quello che conta è soltanto l’essere in viaggio, in volo. La visibilità a volte è insufficiente, la navigazione a volte è a vista altre volte è strumentale.

Il grande senso di libertà è solo illusorio, i vincoli e le regole sono più forti del tuo desiderio di andare lontano, di perderti, di non pensare al ritorno. La paura è più forte del tuo desiderio di non di non essere come una piccola cosa tra le miriadi di piccole cose. Di non essere come una monetina tra le monetine. Di non essere una vita di questo tempo tra tutte le vite di tutti i tempi che furono che sono e che saranno.

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