La ricerca dell’eternità – Prefazione di Ioannis Tsiouras

Prefazione di Ioannis Tsiouras

Lupo, il protagonista del romanzo «La ricerca dell’eternità», è il simbolo della libertà e dell’indipendenza. L’autore lo dipinge come persona schiva, enigmatica che vive un dualismo tra solitudine e compagnia di pochi amici intimi. Personaggio malinconico, come quasi tutti i filosofi che nel loro cammino si sono ostinati, senza riuscirci, a cercare di dare un senso all’esistenza e alla transeunte condizione dell’uomo di fronte all’eternità. Lupo è ossessionato dalle immortali domande, dagli interrogativi fondamentali sulla vita e sulla morte

Fin dagli studi giovanili, comprende che la fede religiosa ereditata dalla tradizione non è credibile, non è inscrivibile nei limiti della pura ragione, e fin da subito se ne allontana definitivamente. Lupo sceglie la ragione, dunque, ma la ragione è una strada lunga, tortuosa e solitaria. Con tutto se stesso, disperatamente, Lupo è in cerca di risposte che riempiano il vuoto esistenziale.

Lupo desidera sentirsi libero, ma sa bene che la libertà non si conquista con le parole, ma con la conoscenza. L’oscurità e l’ignoranza portano solo a sconfitte e a fallimenti. Con la luce, la sconfitta è impossibile, perché la luce porta alla vittoria.

Il confronto con Alessandro, l’amico fedele, non aiuta a illuminare la sua notte tenebrosa. L’amore per Aida sembra portargli l’agognata serenità. Con Aida, la vita scorre tranquilla e sembra che la poesia, l’amore possa riempire l’incolmabile vuoto e fugare millenari dubbi. Ma Aida, venuta dal nulla, ritorna nel nulla. L’improvvisa scomparsa di Aida getta Lupo nella disperazione e accentua e rende più urgenti i suoi interrogativi.

Non gli rimane, dunque, che affidare le sue domande supreme, le sue speculazioni alla logica e alla scienza. Lupo sa benissimo che vivere è conoscere, apprendere, comunicare, sapere. La conoscenza coincide con il processo stesso della vita.

Il protagonista dedica quasi tutta la sua vita cosciente alla sua ricerca. Tra le innumerevoli questioni, primeggia la ricerca sull’uomo, sull’origine delle sue proprietà emergenti. Desidera comprendere in quale misura i processi vitali siano associati alla dimensione cognitiva della vita e all’emergere di un nuovo ordine, attraverso stati di maggiore complessità e organizzazione, e come questi abbiano portato allo sviluppo del linguaggio e dell’autocoscienza. Se è questo processo a conferire alla mente umana la facoltà del libero arbitrio, secondo la quale ogni persona è libera di fare le proprie scelte e di prendere decisioni in base alla volontà.

“Laggiù, laggiù, in una notte senza luna, per oscuri e inesorabilmente freddi declivi solitari e con infinita tristezza ben presto occorrerà andare … Laggiù, Laggiù, dove il lento e pacato movimento delle essenze lambisce l’eterna immutabilità, avremo tempo per rammentare con incontenibile malinconia ogni singolo fotogramma della nostra vita mortale.”

Questo “Laggiù, Laggiù” è il grido della materia della quale siamo fatti. È il destino di tutto quello che obbedisce alle leggi della fisica dello spazio-tempo. Ognuno di noi senza dubbi, in ogni momento, intravede e percepisce quella destinazione. È solo questione di tempo!

Il pensiero della morte, del tempo e dell’eternità emoziona chiunque. Un brivido ci percorre perché non sappiamo cos’è quel “Laggiù”.

La vita comincia dove finisce la paura, diceva Osho. E Lupo di angoscia esistenziale ne ha molta. Teme ciò che non conosce. Allora si mette in viaggio, prova a cercare risposte alle domande che gli attanagliavano la mente tra i monaci gnostici del Nepal. A Kathmandu, dove la morte con i riti della cremazione è considerata una liberazione, cerca le ragioni antropologiche alla base della credenza della reincarnazione; ma trova solamente morte, distruzione, desolazione e angoscia.

Da sempre la vita eterna è stata il dominio delle religioni e dei mistici. Consapevoli che la fisica non permette di vivere all’infinito e che il destino dell’uomo sulla terra è segnato dall’infelicità, dalle ingiustizie, dalla miseria e dalle malattie. Per questo motivo le religioni hanno sempre avuto buon gioco con la loro promessa di una vita eterna per l’anima. Interessanti gli spunti riguardanti la metempsicosi (che si rifà decisamente alla filosofia orfica e pitagorica), la teoria secondo la quale si vivono numerose vite, una sorta di eterno ritorno che permette il perfezionamento dell’anima fino al raggiungimento del karma. Quando si raggiunge il karma si raggiunge l’eternità.

L’incontro con Alan diventa un confronto pragmatico. Alan invita Lupo a non perdersi in questioni irrisolvibili, a “guardare in faccia la realtà”. Ma Lupo, sa bene che la realtà è inafferrabile, che “ciò che tutti noi chiamiamo realtà altro non è che il velo di Maya”, l’apparenza illusoria composta da soggetto-oggetto” e, per dirla con le sue parole, dubita fortemente che si sia detta l’ultima parola su questi argomenti.

Oggi noi sappiamo con certezza che quello che c’è là fuori non è altro che un insieme d’invisibili campi elettromagnetici; è che siamo noi stessi, con i nostri circuiti neurali, a creare colori e forme. Senza la presenza di un osservatore cosciente, come insegna la meccanica quantistica, la fuori esiste solamente uno stato indeterminato di onde di probabilità, appunto, il velo di Maya.

Cosa c’è oltre a quello che vediamo con i nostri occhi e quello che percepiamo con i sensi e con il nostro cervello? I concetti di Dio, Infinito, Eternità non si possono comprendere stando nell’interno del sistema in cui viviamo. Quando si cerca di comprenderli, si entra in un labirinto e non si riesce ad uscirne perché l’altra parte dell’estremità del filo è legata al di fuori del nostro universo e si perde nell’infinito, al di là dello spazio e del tempo. Bisognerebbe collocarsi in un punto di osservazione privilegiato, forse nel punto dov’è legato quel filo, per essere fuori dalle intricate questioni nelle quale siamo immersi, che non ci consentono di orientarci.

La finitezza dell’uomo non permette di carpire la profondità dell’infinito. L’onniscienza non è mai stata possibile. Se noi esseri incompleti ci ostiniamo a ricercare “tutta” la conoscenza, il rischio dell’incoerenza è dietro l’angolo. Le enciclopedie non possono raccogliere tutto il sapere umano su un determinato argomento. Kurt Gödel, uno dei più grandi logici di tutti i tempi, con il “teorema d’incompletezza” teorizza che nessuna assiomatizzazione della matematica può essere completa, che nel linguaggio dei profani significa che nessun libro, nessuna biblioteca e nessuna banca dati può esaurire la conoscenza di un determinato argomento. Il limite della conoscenza stabilito dalla natura è segnato dalle Colonne d’Ercole.

Le suggestioni si susseguono nella mente di Lupo, ormai del tutto scettico e alle soglie di un frustrante nichilismo. L’uomo, attraverso i secoli, ha ricercato qualcosa al di là di se stesso, al di là del benessere materiale, qualcosa che non possa essere turbato dagli avvenimenti e dal pensiero. Lo scopo ultimo del pensiero umano è la ricerca della verità, che richiede il maggior impegno intellettuale e morale. Lupo cerca l’assoluto; vuole essere il prigioniero che dalla caverna risale per vedere la luce della verità; è il filosofo inquieto, dubbioso, bisognoso di certezze; alla costante ricerca di una verità su cui fondarsi, per salvarsi dall’universale relatività della vita e del mondo.

Il romanzo dunque si cimenta con la verità ultima, e si cimenta con i concetti della realtà, della casualità, del tempo, dell’eternità e ci mostra i limiti della possibilità della loro comprensibilità. Lupo vuole “fermare la clessidra del tempo”, vuole l’eternità. È consapevole che il tempo scorre inesorabilmente ed è un mistero irrisolto malgrado tutte le meravigliose scoperte della scienza. È quindi un problema fondamentale.

Il protagonista è consapevole che nulla è più misterioso e sfuggente del tempo. Sembra simile a una forza invisibile, che porta tutti gli esseri viventi inesorabilmente dalla culla alla tomba. Sant’Agostino ne “Le Confessioni” aveva dato una risposta piuttosto enigmatica: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so” il tempo è un salto del futuro nel passato, che avviene in una sorta di non luogo, il presente.

Vivere per sempre è una fortuna o una sciagura? Non lo sappiamo. Nessuno in proposito possiede dati esperienziali. Possiamo solo immaginare quali siano i pro e i contro. E la morte che cos’è?

“…forse la morte non è altro che un cambio di stato? Che morendo forse cambieremo semplicemente sistema di riferimento? Il tempo, la trasformazione è qualche cosa che sperimentiamo da vivi. Del resto, nessuno è mai tornato indietro dopo aver varcato la soglia della morte, cosa ne sappiamo veramente? La trasformazione di sicuro riguarda il nostro corpo, ma siamo sicuri che riguardi anche la nostra coscienza? Siamo sicuri che la coscienza altro non sia che la sintesi e l’espressione del nostro corpo? Perché la coscienza dovrebbe essere soggetta alle stesse leggi cui è soggetto il corpo? Che cosa ne sarà in realtà di essa? Forse risiederemo al di fuori del tempo, saremo eterni perché non più soggetti alle leggi del tempo. Forse l’eternità non è una sequenza infinita di istanti uguali a sé stessi, ma è semplicemente l’assenza del tempo.”

I guru yogi usano dire che quando la superficie di un lago è piatta, si può vederne il fondo con molta chiarezza; questo risulta invece impossibile quando il suo specchio è increspato dalle onde agitate. Allo stesso modo, quando la mente non è serena, ed è piena di pensieri e di desideri, non è possibile vedere se stessi. La mente di Lupo non ha banali pensieri e desideri terreni, ma è agitata dal desiderio di conoscere l’eternità.

L’uomo che ama la visione della verità è consapevole che la “verità assoluta” è un’utopia e che la vera conoscenza non è di questo mondo e che può trovarla, ammesso che sia possibile, solamente in se stesso.

La perfezione non è di questo mondo. Per conoscere la “verità” bisogna uscire da questo universo e guardarlo dal di fuori.

Le domande immortali su Dio, la verità̀, la realtà̀, l’eternità non troveranno risposta in nessun libro, né presso i sacerdoti delle religioni, né presso i filosofi. Nessuno e niente può̀ dare una risposta a queste domande, solo se stessi. Capire se stessi è il principio della saggezza.

Avrebbe forse potuto concentrarsi al suo interno, prendendo coscienza del proprio Io interiore. Quando la mente è completamente concentrata, il tempo diventa elemento di poco conto, come se la realtà non esistesse affatto. Infatti, il tempo viene considerato alla stregua di una modificazione, una creazione della mente, così come lo spazio. “Sappiamo bene”, scrive l’autore, “che il tempo non ha una sua oggettiva esistenza, ma è frutto della nostra percezione, una nostra forma intellettiva che noi ci portiamo dietro come le tartarughe fanno con il loro carapace”. Nella realtà cosi come la percepiamo con i nostri sensi, spazio e tempo, sono motori che muovono tutto ciò che sta intorno a noi.

Lupo lascia questo mondo fisico apparentemente libero, ma era sereno e felice? Per arrivare a uno stato di felicità eterna e pace assoluta, avrebbe forse del tutto dovuto abbandonare le sue tensioni.

Le sacre scritture indù dicono che per l’insegnamento spirituale di successo è necessario avere il sostegno, la protezione e la grazia di un guru. Il guru è un maestro, una guida, un mentore e anche di più.

Può darsi che al protagonista sia mancata una spinta, la guida di un maestro, per avere un’esperienza molto diversa rispetto alla tradizionale ricerca dell’eternità. Aveva bisogno forse di quella spinta che hanno avuto gli iniziati di Cristopher Logue, che avevano intrapreso il percorso verso il bordo del precipizio e hanno vissuto un’esperienza completamente diversa da quella tradizionale iniziatica:

 

Venite verso l’orlo del dirupo.

Potremmo precipitare.

Venite verso l’orlo del dirupo.

È troppo alto!

VENITE VERSO L’ORLO DEL DIRUPO

Ed essi vennero.

E lui li sospinse.

Ed essi volarono.

 Ioannis Tsiouras

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