La Bibbia? Miti a supporto di politiche espansionistiche.

Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman sono due archeologi israeliani di fama internazionale, il loro libro “Le  tracce di Mosè” sintetizza molti anni di studi, ricerche e scavi archeologici. In particolare Finkelman è condirettore del sito archeologico di Tel Meghiddo, tra i più importanti di Israele. I due autori concordano col nostro Mario Liverani che buona parte della narrazione biblica è mitologica. Figure come Noè risultano mitiche  come il racconto del diluvio universale. Non esistono fonti storiche che possano confermare la cattività ebraica in Egitto,  l’Esodo e la quarantennale peregrinazione dei patriarchi nel deserto. Risulta poco credibile la descrizione e le dimensioni del tempio di Salomone, mentre la Gerusalemme del tempo era poco più di un semplice “villaggio”. Molte parti dei libri biblici furono scritte in funzione del piano politico ed espansionistico di re Giosia (VII sec a.e.v) che intendeva unificare sotto il suo trono il regno di Giuda col regno di Israele. Gli scribi reali inventarono molti miti biblici , o stravolsero precedenti racconti,  come supporto propagandistico alla politica espansionistica di Giosia: dovevano magnificare l’ascendenza e la potenza del loro signore. La religione nuova costituisce, quindi,  come una sorta di istrumentum regni, di collante ideologico dell’edificazione di un solo stato sotto un solo dio e un unico re.

Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di mosè. Titolo originale in inglese:  The Bible Unearthed: Archaeology’s New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts

Nella foto Israel Finkelstein nel sito archeologico di Tel Meghiddo

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