Giordano Bruno condotto al rogo. Dalle cronache del tempo.

Dalla confraternita di S. Giovanni Decollato , 17 febbraio 1600

“Giovedì mattina in Campo di Fiore fu abbrugiato vivo quello scellerato frate dominichino di Nola: heretico obstinatissimo, et avendo di suo capriccio formato diversi dogmi contro la Sante Fede, et in particolare contro la Santissima Vergine et i santi… Alle 6 hore di notte, radunati li confortatori e cappellano in Sant’Orsola et andati al carcere di Torre di Nona ci fu consegnato il sottoscritto a morte condannato, videlicet Giordano del quondam Giovanni Bruni frate apostata da Nola di Regno, eretico impenitente, il quale esortato dai nostri confratelli con ogni carità et con molta dottrina, stette sempre nella maledetta sua ostinazione. Fu condotto in Campo di Fiore, e quivi spogliato nudo, e legato a un palo fu bruciato vivo, accompagnato sempre dalla nostra Compagnia cantando le litanie”.

Libri delle delle giustizie della confraternita di San Giovanni Decollato, parte relativa a Liberi pensatori bruciati a Roma dal XVI al XVII secolo.

Il fanatico Gaspare Schopp, insignito da Papa Clemente VIII del titolo di “cavaliere di san Pietro” e “conte del Sacro Palazzo” ,  fu presente al processo del filosofo. Ci informa che Bruno “torse il volto dal crocifisso” che un frate gli aveva presentato, e le sue ceneri furono sparse al vento. In una lettera all’amico Rittershausen, in cui stigmatizzava ‘l’orrenda et assurdissima” eresia di Bruno, il fanatico cavaliere di San Pietro, soddisfatto per la condanna, affermava: “Questo è il modo con il quale si vuole procedere da noi contro uomini, anzi mostri, siffatti” e aggiunge “Vorrei sapere se tu approvi questo modo , o se pensi invece che ad ognuno è lecito credere e professare qualunque opinione”.

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