L'esistenza di Dio

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    admin
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    Nessuno storico, che non sia in preda a balzane o fantasiose concezioni storiografiche, può permettersi di confondere i piani del racconto religioso con quello della fattualità reale e storicamente accertabile e do-cumentabile. Come non è possibile legittimamente pensare, con serietà storiografica, che il personaggio citato come Cristo nella vasta letteratura evangelica sia storicamente esistito. Sarebbe come dichiarare stori-camente esistenti gli dei dell’Olimpo in base alla “Teo-gonia” di Esiodo; oppure affermare l’esistenza storica di divinità egizie come Horus, Iside e Osiride, desu-mendola dalla vasta mitologia egiziana.
    Il piano religioso risponde a criteri ed esigenze per quanto legittime distantissime da quelle storiogra-fiche dell’accertamento storicamente determinato dei fatti. L’errore si annida proprio nella confusione tra i diversi piani, come aveva già decisamente richiamato Spinoza nel suo “Tractatus Theologico-Politicus”. Spi-noza destituì la Bibbia di ogni valenza scientifico-filo-sofica, separando in maniera netta tra le esigenze eti¬che di un popolo che si estrinsecano nell’obbedienza morale ad alcune regole determinate, ed il piano scien¬tifico del pensiero storico e filosofico. Non soltanto i vangeli, ma l’insieme dei libri che costituiscono la Bib¬bia, rappresentano le aspirazioni etiche, politiche e so¬ciali di un popolo storicamente determinato, come quello giudaico in vari secoli della propria esistenza. Ma questi dettami etici non hanno alcun rapporto con presunte verità universali di tipo filosofico, né tanto¬meno con una storicità che esprima criteri tesi all’ac¬certamento documentale di fatti realmente accaduti. Queste considerazioni non hanno come logica infe¬renza il nichilismo nietzschiano con la conseguente “Morte di Dio”, né preludono ai suoi abissali e vertigi¬nosi pensieri sull’universo che privo di qualsiasi fon¬damento “danza sui piedi del caso”. La “Morte di Dio” è un concetto essenzialmente metafisico che si posi¬ziona in un orizzonte di pensiero “ab imis fundamen¬tis” differente dalla concretezza della ricerca storica. Il problema storico dell’esistenza di Cristo non ha nulla a che vedere con il problema filosofico dell’esistenza di Dio. Come l’inesistenza storica di Cristo non inficia il senso del trascendente, l’anelito kantiano all’irraggiun¬gibile “noumeno” ed è ininfluente nei confronti di ogni problematizzazione di tipo metafisico.

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