La donazione di Costantino

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    Dopo Costantino, con l’unica breve parentesi dell’imperatore e filosofo neoplatonico Giuliano l’Apostata, il cristianesimo divenne la nuova espres¬sione ideologica dell’Impero romano. Anche dopo la caduta di Roma in Occidente nel 476 il cristianesimo si affermò come il collante ideologico della civiltà bizan¬tina in Oriente. Con decreto imperiale il Basileus di Costantinopoli Giustiniano nel 529 chiuse definitiva-mente l’accademia di Atene, fondata circa mille anni prima da Platone. E lo stesso Giustiniano sempre con decreto imperiale stabilì la verità della Trinità e dell’Incarnazione di Cristo già presenti nel “Simbolo niceno”, minacciando con pene severe eretici e miscre-denti. Ma anche nei regni Romano-barbarici che com-parvero in Occidente dopo la caduta di Roma, continuò il processo di secolarizzazione della Chiesa, come di-mostra la donazione di Sutri (728) del re longobardo Liutprando. Ma oltre alle donazioni vere vi erano an¬che quelle fittizie, di cui la curia romana si arrogava il possesso. La più celebre fra queste è la presunta “do-nazione di Costantino” che avrebbe delegato tutto il potere temporale alla Chiesa sui territori d’Occidente, dopo il trasferimento a Costantinopoli della sede imperiale. Fu il filologo e filosofo umanista Lorenzo Valla a confutare l’autenticità della donazione, con un’ampia disamina filologica del testo in cui evidenziava le contraddizioni, gli anacronismi e la stesura in un latino maccheronico databile tra l’VIII e il IX secolo. Valla con la nuova arma della filologia dimostrò che alcuni testi e lettere scritte dallo stesso Gesù erano in realtà spuri.

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