Emilio Bossi: il mito di Gesù è funzionale alle predizioni profetiche dell’Antico Testamento

Emilio Bossi perviene alla conclusione, dopo attenta disamina, che non esiste una sola azione o una sola parola espressa da Gesù nei Vangeli canonici che non sia in relazione alle profezie raccolte nell’Antico Testamento. Il preteso messia  risulta esclusivamente un mito atto a realizzare nella fantasia degli evangelisti le antiche predizioni dei profeti.

«La vita, il pensiero, l’azione, le parole, la dottrina di Cristo non esistono, nei Vangeli stessi, se non in quanto sono predetti dai profeti, previsti dall’Antico Testamento, preparati dall’antica legge. Mai un gesto, mai un detto, mai un fatto di Cristo ci è narrato dai Vangeli se non in relazione con la Scrittura. Anzi le parole stesse dei Vangeli ce lo dicono con una ingenuità addirittura infantile: Cristo ha fatto questo perché il tal profeta l’ha predetto; Cristo ha detto quello, affinché la Scrittura fosse adempita! A cominciare perfino dalla sua nascita miracolosa i Vangeli ci dicono che avvenne acciocché si adempissero le parole del profeta (Matt. I, 22).

Se egli nasce in Betlemme, è perché così è scritto per lo profeta (Matt. II, 5). Se fugge in Egitto, è perché si adempiano le parole del profeta: «Io ho chiamato il mio figliuolo fuori di Egitto» (Matt. II, 14).

Se Erode ordina la strage degli innocenti, è perché si adempiano le parole del profeta Gere- mia (Matt. II, 17).

Se ritorna in Galilea, ed abita a Nazaret, è perché si adempiano le profezie, secondo le quali doveva chiamarsi il Nazareno (Matt. II, 23).

Se Gesù trova sul suo cammino Giovanni Battista, è perché il profeta Isaia l’aveva predetto (Matt. III, 3).

Se il Diavolo tenta Gesù, e se Gesù vince le tentazioni, è perché le Scritture l’hanno predetto. Anzi, il dialogo fra Satana e Cristo è fatto con le stesse parole dei libri dell’Antico Testamento (Matt. IV, 1-10).

Se Gesù va a Cafarnao, gli è per adempiere una profezia di Isaia (Matt. IV, 14).

Se egli insegna di fare ciò che si vuole ne venga fatto, gli è perché questo sta scritto nella legge e nei profeti (Matt. VI, 12). Se egli guarisce gli indemoniati, è acciocché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

Se parla di Giovanni Battista, è per dire che egli è quello di cui è scritto… è Elia che doveva venire (Matt. XI, 10, 14). Se guarisce le turbe e vieta loro che ciò palesino, è acciocché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

Se egli dovrà stare sepolto tre giorni, è perché Giona fu per tre giorni nel ventre della balena (Matt. XII, 40). Se egli parla in parabole per non essere inteso, è perché si adempia la profezia di Isaia (Matt. XIII, 14).

Se Gesù manda a prendere un’asina ed un puledro, ciò fu fatto, affinché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXI, 4).

Quando Gesù sta per esser preso nell’orto di Getsemani, egli non vuole essere difeso, dicendo: Come adunque sarebbero adempiute le Scritture, le quali dicono che conviene che così avvenga? (Matt. XXVI, 54).

Gesù dice che non fu preso dalle turbe quando sedeva fra loro, insegnando nel tempio, acciocché le Scritture dei profeti fossero adempiute (Matt. XXVI, 56).

Se Giuda tradisce Gesù e ne riceve trenta sicli in pagamento, gli è per adempiere ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXVII, 9).

Se, dopo crocifissolo, i soldati si spartirono i suoi vestimenti, ciò avvenne acciocché fosse adempiuto ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXVII, 35).

Se egli manda a comperare una spada, è perché venga adempiuta anche la profezia secondo cui egli sarebbe stato noverato fra i malfattori (Luca XXII, 36, 37).

Comparendo ai suoi apostoli, Gesù dimostra che quanto avvenne di lui avvenne perché «con- veniva che tutte le cose scritte di lui nella legge di Mosè, e nei profeti e nei salmi, fossero adempiute». Ed aggiunge: «Così conveniva che il Cristo sofferisse ed il terzo giorno risuscitasse dai morti» (Luca XXIV, 44, 46).

Fin sulla croce, se Gesù chiede da bere, è acciocché la Scrittura si adempisse (Giov. XIX, 27).

E, quand’ebbe preso l’aceto, disse: «Ogni cosa è compiuta» e allora solo, quando vide che la Scrittura erasi in lui verificata a puntino, chinò il capo e rendé lo spirito (Giov. XIX, 30).

Ed infine se non vengon fiaccate le gambe a Gesù sulla croce, e se invece gli venne forato il costato con una lancia, si fu, dice Giovanni (XIX, 32-37), acciocché la Scrittura fosse compiuta.

E basta, quantunque non siano questi i soli casi in cui i Vangeli non fanno muover dito né proferir verbo a Cristo se non in quanto fosse scritto nell’Antico Testamento. Dimostreremo più innanzi che tutto, in Cristo, non è che simbolo, anche quando i Vangeli non lo dicono esplicitamente, e non citano i relativi passi dell’Antico Testamento; che egli non venne al mondo e non agì se non per compiere il piano teologico predeterminato dall’Antico Testamento.

Qui abbiam voluto soltanto cogliere dal linguaggio degli evangelisti stessi la confessione di questa circostanza capitale:
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che Cristo non fece e non fu egli stesso se non ciò che la Scrittura aveva ordinato che egli avrebbe dovuto essere.

Or non dirà nulla questa circostanza essenzialissima? Non significa essa forse che Cristo non è mai esistito, ma che gli evangelisti lo hanno inventato, per adempiere le Scritture?

Si ha un bel girare e rigirare la questione, ma l’unica conclusione plausibile è questa. Togliete a Cristo la realtà storica, e voi avrete spiegata anche la questione delle profezie: lasciatela sussistere, e la questione delle profezie rimarrà umanamente insolubile.»

 

Emilio Bossi, Gesù Cristo non è mai esistito

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