Emilio Bossi, Gesù non è mai esistito

Emilio Bossi (Bruzella 1870 – Lugano 1920). Politico, avvocato e storico svizzero-italiano. Nella sua opera “Gesù Cristo non è mai esistito” Bossi analizza le fonti relative alla figura di Gesù, pervenendo alla conclusione che al di fuori degli scritti neotestamentari non esiste alcuna vera fonte e riscontro storico per cui la sua figura risulta essenzialmente mitica e legata  alle profezie dell’Antico testamento.

«Se, pertanto, il cristianesimo poté trionfare e sostituirsi al paganesimo, si fu soltanto mediante la persecuzione, la frode e l’assimilazione del culto pagano, e perché favorito altresì dalla disgregazione dell’Impero Romano e dall’invasione dei barbari. Ma al suo trionfo fu completamente estranea la pretesa persona del suo Cristo, com’era stata estranea alla formazione della nuova religione, non essendo egli mai esistito, come abbiamo esuberantemente provato nel presente libro.»

Emilio Bossi Gesù Cristo non è mai esistito

«Filone che vive nel tempo assegnato a Cristo, che è già celebre prima che Cristo nasca e che muore diversi anni dopo di Cristo; Filone che compie verso il giudaismo la stessa, identica trasformazione o ellenizzazione, o platonizzazione che fu l’opera dei Vangeli, e specialmente del quarto; Filone che parla del Logos, o del Verbo al modo del quarto Vangelo; eppure che non nomina una volta sola Gesù Cristo, in nessuna delle sue numerosissime opere? O non proverebbe appunto che Gesù Cristo non fu persona storica e reale, ma pura creazione mitologica e metafisica, alla quale contribuì più di ogni altro questo medesimo Filone, che scrisse come un cristiano senza sapere ancora di questo nome, che parlò del Verbo senza conoscer Cristo, che insegnò l’identica dottrina attribuita a Cristo, come sarà dimostrato a suo luogo?»

Emilio Bossi Idem

«Ma soprattutto significante e decisivo è il silenzio di Filone intorno a Gesù Cristo. Filone, che aveva già da 25 a 30 anni quando sarebbe nato Gesù Cristo, e che morì diversi anni dopo che sarebbe morto Gesù Cristo, nulla seppe mai e nulla mai disse di Gesù Cristo. Eppure egli era dottissimo, s’occupò in
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modo speciale di religione e di filosofia, e non avrebbe certamente tralasciato di parlare di Gesù, suo compatriota d’origine, se Gesù fosse davvero comparso sulla faccia della terra ed avesse portato una sì grande rivoluzione nella storia dello spirito umano.»

Emilio Bossi Idem

«Uno scrittore ebreo, Giusto di Tiberiade, che aveva compilata una storia degli ebrei da Mosè fin verso l’anno 50 dell’era cristiana, per testimonianza di Fozio, non citò neppure il nome di Gesù Cristo.»

Emilio Bossi Idem

«In ogni modo rimane acquisito che Filone scrisse sul dio Serapide un Vangelo, Protovangelo che avrebbe potuto applicarsi anche a Gesù e dal quale, secondo Fozio, derivarono i Vangeli posteriori; che Filone descrisse i Terapeuti come a lui di molto anteriori, ed aventi già prima di lui i loro Vangeli e i loro apostoli, e che questi Terapeuti erano, secondo Eusebio e sant’Epifane, i cristiani primitivi, i quali esistevano quindi molto tempo prima di Gesù, e per conseguenza che Gesù non è mai esistito.»

Emilio Bossi Idem

«Onde appare che Filone ha parlato dei cristiani, dicendoli molto anteriori a lui e attribuendo loro un vangelo e degli apostoli. Ciò esclude assolutamente l’esistenza di Gesù, perché Gesù sarebbe nato quando Filone aveva già da 25 a 30 anni, e perché Filone non avrebbe potuto non nominarlo, dal momento che si occupava dei cristiani. D’altra parte si sa che i Vangeli attuali non apparvero che molto tempo dopo Gesù; di guisa che non è ad essi che può aver alluso Filone parlando dei libri (o Vangeli secondo Eusebio) dei Terapeuti (o cristiani secondo sant’Epifane).»

Emilio Bossi Idem

«Pertanto, tolte di sana pianta, perché impertinenti alla questione, le testimonianze di Svetonio e di Plinio, e dimostrata la falsificazione di quelle attribuite a Giuseppe e a Tacito, che rimane delle pretese prove storiche dell’esistenza di Gesù Cristo?»

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«Anche nelle feste il cristianesimo non ebbe niente da inventare. Oltre le feste del Natale e della Pasqua, che abbiamo già viste, esistevano nelle religioni precristiane altre solennità che fornirono alla cristiana gli elementi delle sue festività. Nell’antica religione indiana esisteva la festa delle armi e quella delle vacche, nelle quali ogni indiano faceva benedire i suoi strumenti di lavoro e gli animali domestici; nella religione dei Persiani si celebrava la memoria dei defunti verso la fine dell’anno, e si solennizzavano eziandio con feste particolari il giorno anniversario della nascita dei membri della famiglia, e quello in cui i figliuoli ricevono le prime nozioni religiose; nella religione greca ciascuna delle grandi divinità (come poscia i santi del cristianesimo) aveva giorni specialmente al suo culto dedicati; infine i Romani avevano già, prima del cristianesimo, e adottando le feste greche, aboliti i disordini e gli eccessi che in quelle si commettevano.»

Emilio Bossi Idem

«Nelle preghiere il cristianesimo è rimasto piuttosto al disotto delle religioni che gli servirono di modello. I buddisti hanno la loro corona — divenuta fra i cristiani quella del rosario — di cui volgono tra le dita i grani segnando sopra un foglio il numero delle recite. Essi hanno immaginato perfino delle ruote munite di manovella, con sopra scritte le preghiere; facendole girare essi accompagnano col pensiero questo strano modo di recitazione, riuscendo a dirne certamente un numero ben maggiore che non tutti i baciapile della cristianità.»

Emilio Bossi Idem

«Coloro che confondono il cristianesimo col moralismo ci domanderanno, anche in buona fede: ma che avverrà allora dell’umanità senza la benefica illusione di un mito ritenuto l’ideale dell’uomo, come da tanti si reputa Cristo? Sembrando loro che con Cristo scomparir debba anche la morale umana. Ci basta rispondere con questa altra domanda: forse che la umanità ebbe bisogno di Cristo per tutto il tempo precristiano? Eppure, ci furono società colte e civili anche prima; ci furono costumi ed esempi di morale che il cristianesimo non ha certo sorpassati…»

Emilio Bossi Idem

«La morale buddistica è superiore a quella cristiana, perché l’amore del prossimo predicato da quest’ultima non oltrepassa i confini del paese né la cerchia della setta.»

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«Non per nulla, diciamo; imperocché giova qui notare, una volta per tutte, che nella raccolta dei libri canonici della Bibbia la Chiesa ebbe l’ingegnosa cura di scartare tutti quei documenti che, parlando di Cristo o di Maria o degli Apostoli, accennano a circostanze storiche facilmente controllabili, evitando così il pericolo di vedersi fin dal principio trovata in fallo, mentre i libri da essa accolti, essendo quasi completamente estranei alla storia, non risicavano tanto di venir posti in contravvenzione da questa.»

Emilio Bossi Idem

«La vita, il pensiero, l’azione, le parole, la dottrina di Cristo non esistono, nei Vangeli stessi, se non in quanto sono predetti dai profeti, previsti dall’Antico Testamento, preparati dall’antica legge. Mai un gesto, mai un detto, mai un fatto di Cristo ci è narrato dai Vangeli se non in relazione con la Scrittura. Anzi le parole stesse dei Vangeli ce lo dicono con una ingenuità addirittura infantile: Cristo ha fatto questo perché il tal profeta l’ha predetto; Cristo ha detto quello, affinché la Scrittura fosse adempita! A cominciare perfino dalla sua nascita miracolosa i Vangeli ci dicono che avvenne acciocché si adempissero le parole del profeta (Matt. I, 22).

Se egli nasce in Betlemme, è perché così è scritto per lo profeta (Matt. II, 5). Se fugge in Egitto, è perché si adempiano le parole del profeta: «Io ho chiamato il mio figliuolo fuori di Egitto» (Matt. II, 14).

Se Erode ordina la strage degli innocenti, è perché si adempiano le parole del profeta Gere- mia (Matt. II, 17).

Se ritorna in Galilea, ed abita a Nazaret, è perché si adempiano le profezie, secondo le quali doveva chiamarsi il Nazareno (Matt. II, 23).

Se Gesù trova sul suo cammino Giovanni Battista, è perché il profeta Isaia l’aveva predetto (Matt. III, 3).

Se il Diavolo tenta Gesù, e se Gesù vince le tentazioni, è perché le Scritture l’hanno predetto. Anzi, il dialogo fra Satana e Cristo è fatto con le stesse parole dei libri dell’Antico Testamento (Matt. IV, 1-10).

Se Gesù va a Cafarnao, gli è per adempiere una profezia di Isaia (Matt. IV, 14).

Se egli insegna di fare ciò che si vuole ne venga fatto, gli è perché questo sta scritto nella legge e nei profeti (Matt. VI, 12). Se egli guarisce gli indemoniati, è acciocché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

Se parla di Giovanni Battista, è per dire che egli è quello di cui è scritto… è Elia che doveva venire (Matt. XI, 10, 14). Se guarisce le turbe e vieta loro che ciò palesino, è acciocché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

Se egli dovrà stare sepolto tre giorni, è perché Giona fu per tre giorni nel ventre della balena (Matt. XII, 40). Se egli parla in parabole per non essere inteso, è perché si adempia la profezia di Isaia (Matt. XIII, 14).

Se Gesù manda a prendere un’asina ed un puledro, ciò fu fatto, affinché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXI, 4).

Quando Gesù sta per esser preso nell’orto di Getsemani, egli non vuole essere difeso, dicendo: Come adunque sarebbero adempiute le Scritture, le quali dicono che conviene che così avvenga? (Matt. XXVI, 54).

Gesù dice che non fu preso dalle turbe quando sedeva fra loro, insegnando nel tempio, acciocché le Scritture dei profeti fossero adempiute (Matt. XXVI, 56).

Se Giuda tradisce Gesù e ne riceve trenta sicli in pagamento, gli è per adempiere ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXVII, 9).

Se, dopo crocifissolo, i soldati si spartirono i suoi vestimenti, ciò avvenne acciocché fosse adempiuto ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXVII, 35).

Se egli manda a comperare una spada, è perché venga adempiuta anche la profezia secondo cui egli sarebbe stato noverato fra i malfattori (Luca XXII, 36, 37).

Comparendo ai suoi apostoli, Gesù dimostra che quanto avvenne di lui avvenne perché «con- veniva che tutte le cose scritte di lui nella legge di Mosè, e nei profeti e nei salmi, fossero adempiute». Ed aggiunge: «Così conveniva che il Cristo sofferisse ed il terzo giorno risuscitasse dai morti» (Luca XXIV, 44, 46).

Fin sulla croce, se Gesù chiede da bere, è acciocché la Scrittura si adempisse (Giov. XIX, 27).

E, quand’ebbe preso l’aceto, disse: «Ogni cosa è compiuta» e allora solo, quando vide che la Scrittura erasi in lui verificata a puntino, chinò il capo e rendé lo spirito (Giov. XIX, 30).

Ed infine se non vengon fiaccate le gambe a Gesù sulla croce, e se invece gli venne forato il costato con una lancia, si fu, dice Giovanni (XIX, 32-37), acciocché la Scrittura fosse compiuta.

E basta, quantunque non siano questi i soli casi in cui i Vangeli non fanno muover dito né proferir verbo a Cristo se non in quanto fosse scritto nell’Antico Testamento. Dimostreremo più innanzi che tutto, in Cristo, non è che simbolo, anche quando i Vangeli non lo dicono esplicitamente, e non citano i relativi passi dell’Antico Testamento; che egli non venne al mondo e non agì se non per compiere il piano teologico predeterminato dall’Antico Testamento.

Qui abbiam voluto soltanto cogliere dal linguaggio degli evangelisti stessi la confessione di questa circostanza capitale: che Cristo non fece e non fu egli stesso se non ciò che la Scrittura aveva ordinato che egli avrebbe dovuto essere.

Or non dirà nulla questa circostanza essenzialissima? Non significa essa forse che Cristo non è mai esistito, ma che gli evangelisti lo hanno inventato, per adempiere le Scritture?

Si ha un bel girare e rigirare la questione, ma l’unica conclusione plausibile è questa. Togliete a Cristo la realtà storica, e voi avrete spiegata anche la questione delle profezie: lasciatela sussistere, e la questione delle profezie rimarrà umanamente insolubile.»

Emilio Bossi Idem

«Senza la conversione di Costantino al cristianesimo è dubbio se questo avrebbe potuto mai trionfare, non già per la pretesa donazione di quello, che strappava al poeta ghibellino di Firenze la famosa invettiva: ritta la Chiesa sulle rovine di quello — che il cristianesimo poté trionfare e stabilire la sua tirannia sulle coscienze accanto alla tirannia temporale dei principi, in attesa del tempo in cui la Chiesa si tolse in mano da sola le due spade, le due tirannie, che fece pesare sulla povera umanità fino a schiacciarla coi roghi, con la tortura, col carcere, con l’esilio, con l’inquisizione, con gli ìndici, con la censura, con le confische, con le guerre di sterminio degli eterodossi, coi tribunali d’eccezione e con la capitis diminutio degli eretici, degli scismatici e degli ebrei. Il cristianesimo conquistò il mondo con la violenza, e solo con la violenza se lo tenne soggetto per tanti secoli.»

Emilio Bossi Idem

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«Ci lusinghiamo di avere persuaso i nostri lettori di buona fede e spogli d’ogni pregiudizio, che in verità Gesù Cristo non è mai esistito. Quanto agli altri, è certo che non potranno più, oramai, prendere alla leggera e rigettare senza manco discuterla l’ipotesi della non esistenza di Cristo; in loro confronto ci basta questo, di costringerli a dubitare della propria fede; poiché il dubbio è il principio della sapienza, l’origine delle scoperte e il punto di partenza di ogni progresso.»

Emilio Bossi Idem

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