Dogma della transustanziazione e celiachia

Di Ivano Rho

Secondo il dogma cattolico della transustanziazione, il pane e il vino della Messa si trasformano – non simbolicamente ma realmente – nel corpo e nel sangue di Cristo grazie alla celebrazione eucaristica, quando il celebrante, durante la preghiera, invoca lo Spirito Santo affinché avvenga la trasformazione. Il pane ed il vino consacrati conserverebbero dunque solo le apparenze della materia precedente alla preghiera eucaristica perché la forma sostanziale o principio costitutivo è cambiato e diventato, per opera della Trinità, realmente il Corpo ed il Sangue del Signore: « con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1376).
I celiaci, intolleranti all’amido di frumento, non avrebbero quindi nulla da temere dall’assunzione della particola. Ma così non è. Vengono infatti prodotte speciali ostie a basso contenuto di glutine appositamente per coloro che ne sono intolleranti. Non completamente prive però, in quanto La Congregazione per la Dottrina della Fede, il 19 giugno 1995 inviò una lettera circolare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali puntualizzando che – le ostie speciali nelle quali il glutine è completamente assente (“quibus glutinum ablatum est”) sono materia invalida per l’Eucaristia. Lo stesso Ufficio liturgico il 18 ottobre 2001 pubblicava un comunicato con il quale invitava i parroci a informarsi «sulla celiachia e sui disturbi che provoca» e a procurarsi, se necessario, «le ostie confezionate con amido di frumento contenente una quantità minima di glutine e perciò idonee per la comunione dei celiaci». E’ evidente quindi, come il dogma venga smentito non solo dalla realtà ma persino dagli stessi che se lo sono inventato.
Sempre secondo la dottrina cattolica il miracolo della trasformazione del pane e del vino si verifica non appena il celebrante ha pronunciato le ultime parole della formula consacratrice. Questo atto presenta forti analogie con formule rituali di religioni precristiane. Le parole per avere efficacia devono essere pronunciate dal prete sottovoce, così come venivano recitate in un sussurro le formule magiche e mistiche dei culti pagani. Inoltre il miracolo della trasformazione dipende dalla ripetizione giusta e completa della formula di consacrazione, così come nelle religioni antiche l’efficacia della cerimonia era legata all’esatta riproduzione verbale dei testi sacri. Infine, come il prete cattolico mediante la formula di consacrazione evoca, per così dire, il suo Dio, allo stesso modo anche il sacerdote pagano invoca o addirittura costringe la sua divinità alla presenza sul luogo del sacrificio mediante una preghiera o una formula sacrale. Secondo il dogma cattolico il corpo e il sangue di Gesù nell’Eucarestia sono veri, effettivi e sostanziali. Ma tale dogma era sconosciuto sia all’epoca apostolica che a quella postapostolica. Fu una setta eretica gnostica, i Marconsi valentiniani, ad elaborare la concezione della trasformazione, condannata dalla Chiesa come equivoco popolaresco per bocca dell’eminente teologo Sant’Ireneo. Solo dopo secolari dispute tale dottrina fu elevata a dogma nel 1215, sotto il Papato di Innocenzo III.

Ivano Rho

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