Considerazioni storiche sull’Antico Testamento

La Bibbia – Antico Testamento

Ai fini di stabilire il più possibile il terreno su cui la religione cristiana poggia le sue fondamenta, riteniamo utile e significativo fornire qualche sommario accenno alle modalità con le quali nel corso dei millenni le parti più antiche della Bibbia sono arrivate sino a noi. Come si può facilmente immaginare si tratta di questioni molto complesse e controverse, da secoli oggetto di studio da parte degli studiosi, che con alterne fortune si sono confrontati su opposti terreni restando per lo più ognuno della propria opinione. Non è quindi possibile riassumere in poche pagine tutte le problematiche cui si va incontro quando si ha a che fare con scritti così antichi, che hanno attraversato i millenni cambiando supporto, lingua, cultura. Ciò che qui desideriamo fare è porre l’attenzione sull’esistenza del problema della trasmissione dei testi della Bibbia e invitare il lettore ad approfondire autonomamente e secondo il proprio giudizio l’argomento.

Va detto chiaramente che la stessa cosa vale, a titolo di esempio, anche per l’Iliade, i cui racconti cominciarono a circolare probabilmente tra il tredicesimo e il nono secolo prima dell’era volgare, viene tramandata oralmente per moltissimi anni, forse secoli, pervenendo alla forma scritta (secondo alcuni studiosi) solo intorno al 750 a.e.v. Diversamente dalla Bibbia però, l’Iliade non pretende di essere un’opera storicamente affidabile, né tantomeno un’opera religiosa (si ricordi che tutto il pantheon greco è partecipe delle azioni degli eroi greci e troiani) sulla quale fondare la propria esistenza e la propria condotta morale. E non diventerà affidabile storicamente neppure quando l’archeologo Heinrich Schliemann ritroverà il famoso tesoro di Priamo basandosi sui versi del poema attribuito ad Omero).
Tornando alla nostra Bibbia e, nella fattispecie, all’Antico Testamento, occorre ricordare che tralasciando i racconti della creazione del libro della Genesi, i più antichi presunti fatti storici di cui si parla nei libri del Pentateuco risalgono per alcuni studiosi al ventesimo secolo a.e.v. Siamo di fronte dunque ad una difficoltà di trasmissione, se si vuole, superiore rispetto all’Iliade. Veniamo quindi a dare qualche breve cenno sulle modalità in cui l’Antico Testamento è pervenuto fino a noi. Vale forse la pena notare che oggi non abbiamo testi originali completi, né dell’Antico Testamento (AT) né del Nuovo Testamento (NT) e che la bibbia ebraica assunse la sua forma definitiva soltanto a cavallo dell’era volgare. Un altro elemento da tenere in debita considerazione è il fatto che la prima versione della Bibbia ebraica, poi andata perduta, aveva una struttura consonantica. Si ricordi che, l’ebraico antico, come le altre lingue semitiche, era esclusivamente consonantico, si pensi all’impronunciabile tetragramma YHWH ( ), יהוה uno dei modi di indicare dio nell’antico testamento. La lettura dell’ebraico antico consonantico, presentava numerosissime difficoltà già nel primo millennio, in aiuto venne la tradizione orale che provvide ad indicare i segni vocalici accanto al testo consonantico. Ma questo se da un lato poté essere d’aiuto, da un altro diede adito a interpretazioni diverse e a volte contrastanti.
Oggi, il documento su cui si basa la versione italiana della Bibbia della Chiesa Cattolica edita dalla Conferenza Episcopale Italiana, è il cosiddetto Codice Masoretico di Leningrado. Questo testo è il frutto di un lavoro di puntazione-vocalizzazione che tra il V e il X secolo fu intrapreso da alcune tradizioni di lettura. Questi masoreti (da masora=tradizione) partendo da testi originali scritti in ebraico antico svilupparono un sistema di puntuazione-vocalizzazione fissando in maniera definitiva il significato del testo biblico. In particolare, il Codex Leningradensis fu vocalizzato nella zona di Tiberiade, dal manoscritto di Aharon Ben Asér (X secolo) che rispecchiava la tradizione della propria scuola, considerato il più accurato, Samuele ben Jakób ne fece la copia che oggi è conservata nel museo di Leningrado. Dalle prime versioni consonantiche alla versione puntata e vocalizzata del Codice di Leningrado, passano dunque circa mille anni di trasmissione per mezzo della tradizione del modo di leggere il testo consonantico. Nel decimo secolo dell’era volgare oramai l’ebraico antico era lingua morta, con tali e tante premesse non c’è da stupirsi dunque se le diverse tradizioni che si adoperarono per vocalizzare il testo consonantico produssero versioni di bibbie alquanto diverse.

Ma alle difficoltà derivanti dall’aderenza dell’attuale testo biblico con quello eventualmente ispirato da Dio, si aggiunge secondo noi un problema interpretativo che a nostro avviso rischia di essere di un ordine superiore a quello della fedeltà del testo. Qui di seguito vengono presentati alcuni passi della Bibbia Cristiana e Cattolica, nella versione della Conferenza Episcopale Italiana, che ci sembrano attestare un Dio irascibile e vendicativo, incline più a sentimenti di odio che di amore. Naturalmente siamo ben lungi dal voler riproporre interpretazioni dogmatiche tradizionali del testo biblico, ciononostante neppure possiamo acconsentire a un’ermeneutica che ne stravolga il senso testuale.

 

 

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